Secondo stadio dell'erogatore: come funziona e come si sceglie

Nella scelta di un erogatore l'attenzione si concentra quasi sempre sul primo stadio: bilanciato o non bilanciato, a membrana o a pistone, numero e disposizione delle uscite. Il secondo stadio viene spesso considerato una conseguenza, un componente che accompagna il primo.

È però il secondo stadio l'elemento che si tiene in bocca per tutta l'immersione, quello da cui dipende lo sforzo respiratorio percepito, e quello che in configurazione tecnica viene duplicato più volte. Vale la pena capirne il funzionamento prima di sceglierlo.

Che cosa fa un secondo stadio

Il primo stadio riduce l'alta pressione della bombola a una media pressione costante, tipicamente compresa fra 9 e 11 bar sopra la pressione ambiente. Il secondo stadio compie il passaggio successivo: porta quella media pressione alla pressione ambiente, cioè alla pressione alla quale il subacqueo si trova in quel momento.

La differenza rispetto a un semplice riduttore è che l'erogazione non è continua ma a domanda. Il gas esce solo quando viene richiesto, e la richiesta è l'atto inspiratorio stesso.

Ciclo di funzionamento di un secondo stadio a valvola a domanda: riposo, inspirazione, apertura della valvola, chiusura
Il bilanciamento pneumatico interviene sulla fase di apertura, mantenendo costante lo sforzo necessario mentre la pressione in bombola cala. La regolazione Venturi interviene sul flusso una volta che la valvola è aperta.

Il meccanismo è una membrana collegata a una leva. L'inspirazione riduce la pressione all'interno della camera, la membrana si flette verso l'interno e aziona la leva, che solleva la valvola e lascia entrare il gas a media pressione. Quando l'inspirazione cessa, la pressione interna si riequilibra con quella ambiente, la membrana torna in posizione e la valvola si richiude.

Lo stesso principio spiega perché un secondo stadio non allaga anche restando aperto in acqua: finché la valvola è chiusa, la membrana separa la camera dall'ambiente esterno.

Il bilanciamento pneumatico

In un secondo stadio non bilanciato, la forza necessaria a sollevare la valvola dipende anche dalla pressione che agisce sulla valvola stessa. Poiché quella pressione varia con il contenuto della bombola, lo sforzo respiratorio cambia durante l'immersione: respirare a 50 bar residui non è come respirare a 200.

Il bilanciamento pneumatico introduce una camera che compensa quella forza, rendendo l'apertura sostanzialmente indipendente dalla pressione a monte. In pratica lo sforzo respiratorio resta costante dall'inizio alla fine dell'immersione.

La differenza è poco percepibile in immersioni brevi e a bassa profondità. Diventa rilevante quando la densità del gas aumenta con la profondità e quando l'immersione è lunga: sono le condizioni in cui il lavoro respiratorio si accumula e incide sull'affaticamento e sul consumo.

I modelli di fascia tecnica del catalogo — il TEC1 e il TEC2 — adottano questa soluzione, mentre il REC1 si colloca nella fascia ricreativa.

La regolazione Venturi

Una volta che la valvola è aperta, il flusso di gas che attraversa la camera genera una depressione che tende a mantenere la membrana flessa, e quindi la valvola aperta. È un effetto utile, perché riduce lo sforzo necessario a proseguire l'inspirazione una volta iniziata.

Lo stesso effetto, però, può innescare un'erogazione continua quando il secondo stadio non è in bocca: in superficie, con l'erogatore lasciato libero, o durante la vestizione. È il motivo per cui esiste il comando di regolazione, spesso indicato con le posizioni dive e pre-dive.

La posizione che limita l'effetto va usata fuori dall'acqua e all'ingresso; quella che lo sfrutta va usata in immersione. È una regolazione che si dimentica facilmente, e il costo del dimenticarla è gas perso in superficie.

Le marcature EN 250

Gli erogatori per uso subacqueo ricadono nella norma EN 250, che disciplina gli autorespiratori ad aria compressa a circuito aperto e ne definisce le prove.

All'interno della stessa norma esistono marcature diverse, e il catalogo le espone: il REC1 riporta EN 250, mentre TEC1 e TEC2 riportano EN 250A. La distinzione riguarda le condizioni d'uso previste dalla certificazione, in particolare l'impiego in acque fredde.

È un elemento che vale la pena verificare presso il produttore per il modello specifico prima dell'acquisto, soprattutto se l'uso previsto comprende laghi, acque interne o immersioni invernali. La marcatura è riportata sul prodotto e nella documentazione tecnica.

Quanti secondi stadi, e disposti come

Nella subacquea tecnica ogni fonte di gas indipendente ha il proprio primo e secondo stadio. Il criterio non è la ridondanza in astratto, ma la possibilità di isolare un guasto senza perdere l'accesso al gas.

Bibombola con manifold. Due primi stadi e due secondi stadi. Il primario è montato su frusta lunga, tipicamente da 210 centimetri, instradata lungo il corpo; il secondario resta al collo su elastico, immediatamente sotto il mento. La frusta lunga esiste perché in caso di condivisione del gas i due subacquei devono potersi muovere in fila, non affiancati.

Sidemount. Ogni bombola laterale porta un erogatore completo, con accesso diretto alla rubinetteria. La gestione è diversa ma il principio resta: due fonti indipendenti.

Bombole di fase e decompressione. Ogni bombola ha il proprio secondo stadio, stivato con elastico e clip per restare fuori dal flusso idrodinamico e disponibile alla profondità prevista.

La versione reversibile

Un secondo stadio reversibile può essere configurato per ricevere la frusta da destra o da sinistra, invertendo il lato di ingresso.

Non è una caratteristica estetica. In configurazione con frusta lunga il routing deve seguire un percorso preciso, e il lato d'ingresso determina se la frusta esce pulita lungo il corpo o se compie una curva che la espone. Su alcune configurazioni sidemount la stessa esigenza si presenta specularmente sui due lati.

Il TEC2 nella versione reversibile risponde a questa necessità senza richiedere due modelli diversi a magazzino.

Le versioni per miscele ricche di ossigeno

Le bombole di decompressione contengono spesso miscele con percentuali di ossigeno elevate, fino all'ossigeno puro. Un secondo stadio destinato a quell'uso richiede una preparazione specifica: guarnizioni in materiale compatibile, lubrificanti idonei e una procedura di pulizia che elimini i residui di idrocarburi.

Nel catalogo queste versioni sono identificate dal colore verde e dalla dicitura O2, come il TEC2 O2. La distinzione cromatica non è decorativa: serve a rendere immediatamente riconoscibile, sul ponte e in acqua, quale attrezzatura sia destinata a quale gas.

Va precisato che la preparazione per ossigeno non è permanente. Si mantiene attraverso l'uso di gas puliti e attraverso la manutenzione eseguita con la stessa procedura, ed è materia che rientra nella formazione specifica sull'uso delle miscele, non deducibile da un articolo.

Cover e manutenzione

La cover anteriore è il componente più esposto del secondo stadio: protegge la membrana, ospita il pulsante di spurgo e assorbe gli urti contro rubinetterie, scalette e strutture. È anche il componente che si sostituisce più spesso, e il suo costo è una frazione di quello dell'erogatore. Esistono cover di ricambio dedicate per ciascun modello.

Sul resto della manutenzione valgono poche regole costanti: risciacquo in acqua dolce dopo ogni immersione, senza premere lo spurgo mentre il secondo stadio è immerso e non pressurizzato, perché l'acqua entrerebbe nella frusta; conservazione in luogo asciutto e lontano da fonti di calore; revisione periodica presso un centro autorizzato.

Gli intervalli di revisione dipendono dal produttore, dal modello e dall'uso effettivo, e vanno letti sulla documentazione del prodotto anziché assunti per convenzione.

Conclusione

Un secondo stadio si valuta su tre elementi: se il bilanciamento serve all'uso previsto, se la marcatura copre le condizioni in cui verrà impiegato, e se la configurazione delle fruste che si intende adottare richiede la versione reversibile o una preparazione specifica per le miscele.

Sono tre domande che si risolvono prima di guardare il prezzo, e che riducono la scelta a pochi modelli.

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