Compressore Coltri Icon LSE: ricarica bombole sub, come, dove e quanto costa

Ricarica bombole sub: come funziona, dove farla, quanto costa

La ricarica è l'operazione più ripetitiva della subacquea e quella a cui si dedica meno pensiero. Finché si immerge con un diving, la bombola arriva carica e la questione non si pone.

Si pone quando il numero di immersioni cresce, quando gli orari smettono di coincidere con quelli di chi ricarica, o quando si comincia a usare più bombole per uscita. A quel punto la domanda che ci si sente rivolgere più spesso — conviene comprare un compressore? — ha una risposta meno scontata di quanto sembri.

Le tre strade per avere una bombola carica

Ricarica presso terzi. Diving, negozio, circolo. Si paga a ricarica, non si immobilizza capitale, non si fa manutenzione. In cambio si dipende da orari e disponibilità altrui, e non si ha visibilità diretta sullo stato dell'impianto che produce l'aria.

Compressore proprio. Autonomia completa su orari e luoghi, e controllo diretto sulla qualità dell'aria. In cambio un investimento iniziale, una manutenzione periodica e un vincolo di installazione — potenza elettrica, spazio, rumore.

Travaso. Il trasferimento di gas da una bombola a pressione più alta a una a pressione più bassa, attraverso una frusta dedicata. Non è una terza via autonoma: le pressioni si equalizzano, quindi non si riempie una bombola vuota fino alla pressione nominale, e serve comunque una sorgente carica. È utile per completare, non per ricaricare.

Il conto che conviene fare prima

La motivazione economica è quella che viene citata più spesso e quella che regge meno. Vale la pena metterla in numeri.

Costo cumulato delle ricariche a pagamento a 5, 7 e 10 euro, confrontato con il prezzo di listino di un compressore Icon LSE
Il pareggio non arriva prima di alcune centinaia di ricariche, e il grafico considera solo il prezzo d'acquisto: olio, cartucce filtranti e manutenzione ordinaria spostano il punto di pareggio ancora più in là.

Il prezzo della singola ricarica varia molto per zona e per tipo di struttura, quindi è un parametro e non un dato: il grafico ne considera tre. Il prezzo del compressore è invece un dato — l'Icon LSE, il modello d'ingresso della gamma, è a listino a 2.533 euro.

Anche nell'ipotesi più favorevole all'acquisto, quella in cui la ricarica costa 10 euro, servono oltre duecentocinquanta ricariche per pareggiare la sola spesa iniziale. Un subacqueo che carica un bibombola due volte a settimana impiega qualche anno ad arrivarci, e nel frattempo ha sostenuto cambi olio e cartucce.

La conclusione è che il compressore, per un uso personale, non si ripaga in tempi brevi. Chi lo acquista con questa aspettativa resta deluso dal conto.

Cosa si acquista davvero con un compressore

Il compressore si giustifica su altre voci, che non compaiono nel grafico perché non hanno un prezzo.

L'indipendenza dagli orari. È la motivazione più concreta. Poter caricare la sera prima, o al rientro da un'uscita, cambia l'organizzazione di chi si immerge con frequenza e non ha un diving comodo.

Il controllo sull'aria. Con un impianto proprio si conosce la posizione della presa d'aria, lo stato delle cartucce filtranti e la storia della manutenzione. Sono i tre elementi da cui dipende la qualità dell'aria, e con una ricarica presso terzi si conoscono solo se si chiede e si ottiene risposta.

La ricarica in luoghi senza servizio. Barca, banchina, spedizione. È la ragione per cui esistono le versioni con motore a scoppio.

Chi carica per una squadra o per una didattica si trova in una condizione diversa: il numero di ricariche cresce di un ordine di grandezza e con esso l'esigenza di silenziosità e di cicli lunghi, che orienta verso macchine cabinate come la serie Mini Silent.

Gli attacchi: DIN 232, DIN 300, INT

Un dettaglio che blocca più ricariche di quante ci si aspetti è l'attacco. La frusta del compressore termina con un raccordo, e quel raccordo deve corrispondere alla rubinetteria della bombola.

  • DIN 232 — filettato, cinque filetti, per bombole con pressione di esercizio fino a 232 bar;
  • DIN 300 — filettato, sette filetti, per bombole fino a 300 bar; una rubinetteria da 300 accetta un erogatore DIN 232, mentre il contrario non è possibile;
  • INT o YOKE — a staffa, 232 bar, diffuso nel mondo ricreativo e nei noleggi.

I compressori portatili escono di serie con un solo attacco, da scegliere all'ordine. Chi ha bombole con rubinetterie diverse deve prevedere il secondo, come l'attacco bombola DIN 232 o 300, altrimenti si trova con una macchina che non può caricare metà del proprio parco bombole.

Ricaricare dove non si conosce l'impianto

Durante i viaggi, o appoggiandosi a strutture non abituali, la qualità dell'aria diventa una variabile che non si controlla. Le domande da porre sono poche e legittime: dove si trova la presa d'aria del compressore, ogni quanto vengono sostituite le cartucce filtranti, e quando è stata effettuata l'ultima analisi dell'aria.

Dove quelle risposte non sono disponibili, esiste una misura pratica: un filtro interposto fra la frusta di ricarica e la bombola. Il Personal Filter da 200 bar svolge questa funzione, trattenendo umidità e residui oleosi prima che entrino nella propria bombola.

Va precisato che si tratta di una misura aggiuntiva e non sostitutiva. Un filtro personale interviene su umidità e oli, e la sua efficacia dipende dalla cartuccia installata; non sostituisce la conformità dell'impianto a monte né le analisi periodiche previste per chi effettua ricariche per terzi.

Se si carica in proprio, cosa si tiene sotto controllo

Chi passa alla ricarica autonoma eredita tre attività ricorrenti.

Il drenaggio della condensa, che sui modelli con scarico manuale va eseguito a intervalli regolari durante il funzionamento. Il cambio dell'olio, che si conta in ore di esercizio e non in mesi. La sostituzione delle cartucce filtranti, che dipende dai metri cubi trattati e dall'umidità ambientale, non dal calendario.

È l'attività che si sottovaluta più spesso in fase di acquisto, ed è anche quella che determina se dopo cinque anni la macchina produce ancora aria conforme.

Conclusione

La domanda «conviene un compressore» ha una risposta economica quasi sempre negativa per l'uso personale, e una risposta operativa che dipende da tre fattori: quante ricariche servono realmente, quanto pesa la dipendenza dagli orari altrui, e quanto conta poter rispondere da sé alla domanda su come è stata prodotta l'aria che si respira.

Chi risponde «poche, poco, poco» ha già la soluzione migliore: continuare a farsi ricaricare, e portarsi dietro un filtro personale quando l'impianto non si conosce.

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